
Immaginate Roma in una giornata d’estate senza aria condizionata, senza smartphone, senza stories da pubblicare dal lettino di Ostia e soprattutto senza quella distanza quasi psicologica che oggi separa la città dal suo fiume. Sotto i ponti ragazzi in costume si lanciano nell’acqua, sulle piattaforme galleggianti qualcuno prende il sole, altri chiacchierano, giocano, flirtano, guardano scorrere una Roma popolare che sembra uscita direttamente da una pellicola in bianco e nero. E infatti da quelle pellicole arriva davvero. Per diverse generazioni il Tevere non fu soltanto lo sfondo monumentale della Capitale, ma uno spazio vissuto, fisico, quotidiano, quasi una gigantesca piscina urbana ante litteram. Oggi quell’immagine potrebbe sembrare appartenere a una timeline alternativa della città, eppure l’idea di poter tornare un giorno a fare il bagno nel Tevere è riapparsa sorprendentemente nel dibattito romano.
Il 29 settembre 2026 il sindaco Roberto Gualtieri, intervenendo al Forum Euromediterraneo dell’Acqua alla Nuvola, ha indicato tra gli obiettivi della strategia idrica della Capitale anche il miglioramento della qualità delle acque del Tevere e la possibilità futura di renderlo balneabile, citando esplicitamente l’esperienza di Parigi. Il riferimento si inserisce nel Piano Strategico e Operativo del Tevere approvato nel 2025, che interpreta circa 75 chilometri di territorio fluviale, da Settebagni a Ostia Antica, come una grande infrastruttura verde e blu legata ad ambiente, mobilità, accessibilità e rigenerazione urbana. Al momento, però, parlare di un’imminente apertura dei tuffi romani sarebbe prematuro: è una direzione progettuale, non una data già fissata sul calendario.
La parte più affascinante della storia, almeno per chi ama la cultura pop quanto la memoria urbana, è che Roma non dovrebbe inventarsi questa relazione con il fiume. Dovrebbe recuperarla. Tra gli anni Quaranta e Sessanta i galleggianti e gli stabilimenti lungo il Tevere appartenevano al paesaggio sociale della città, e il mitico Ciriola divenne qualcosa di molto più grande di un semplice stabilimento balneare. Il suo barcone, frequentato inizialmente soprattutto dai romani dei quartieri popolari, finì per attirare persone di ogni ambiente e persino il cinema. Turismo Roma ricorda come Dino Risi lo abbia immortalato in Poveri ma belli, mentre Pier Paolo Pasolini utilizzò quell’universo fluviale per alcune sequenze di Accattone.
Rivedere oggi Poveri ma belli significa quasi entrare in una Roma DLC ormai rimossa dalla mappa. Giovanna, interpretata da Marisa Allasio, arriva allo stabilimento sul Tevere mentre Romolo e Salvatore, Maurizio Arena e Renato Salvatori, orbitano attorno a lei dentro quella commedia sentimentale, popolare e irresistibilmente romana che anticipava la stagione d’oro della commedia all’italiana. Lo stabilimento Ciriola compare come luogo normale della vita cittadina, non come curiosità folkloristica: costume, sole, ragazzi, corteggiamenti, bagnini e acqua del fiume. La Casa del Cinema e la Fondazione Cinema per Roma ricordano ancora oggi quella dimensione balneare come parte integrante dell’immaginario del film.
Pasolini avrebbe trasformato lo stesso ambiente in qualcosa di molto diverso. In Accattone il Tevere appartiene a una Roma più ruvida, marginale, inquieta, lontana dalla leggerezza sentimentale di Dino Risi. Il celebre tuffo dal Ponte Sant’Angelo racconta però la stessa familiarità: il fiume era un luogo con cui i romani entravano fisicamente in relazione. Una memoria proseguita fino agli anni Sessanta, prima che problemi sanitari e inquinamento rendessero sempre meno praticabile quella consuetudine, mentre il boom economico e la crescente facilità nel raggiungere Ostia e il litorale spostavano progressivamente altrove l’estate romana.
Ed eccoci a Parigi, perché il paragone evocato da Gualtieri non arriva da una suggestione fantascientifica. La Senna ha compiuto davvero quel percorso. Il Plan Baignade francese ha comportato investimenti superiori a 1,4 miliardi di euro e un sistema complesso di interventi sulla rete fognaria, sugli scarichi e sul trattamento delle acque. Tra le opere simbolo figura il gigantesco bacino sotterraneo di Austerlitz, inaugurato nel 2024: può contenere circa 50.000 metri cubi d’acqua, cioè 50 milioni di litri, l’equivalente di una ventina di piscine olimpiche, trattenendo durante le precipitazioni più intense acque piovane e reflue che altrimenti rischierebbero di raggiungere direttamente il fiume.
Le Olimpiadi di Parigi 2024 furono il gigantesco stress test mediatico di questo progetto, con polemiche, rinvii e controlli continui sulla qualità microbiologica dell’acqua. Persino una delle storie più ripetute online merita ormai una piccola correzione della lore: la triatleta belga Claire Michel, ammalatasi dopo la gara, spiegò successivamente che gli esami avevano individuato un’infezione virale e non un contagio da Escherichia coli. Il problema della qualità della Senna era reale e monitorato, ma quell’episodio specifico non dimostrò il collegamento che molti titoli avevano immediatamente suggerito.
Soprattutto, Parigi non si è fermata alla scenografia olimpica. Dall’estate 2025 tre aree attrezzate della Senna — Bercy, Bras Marie e Bras de Grenelle — sono state aperte gratuitamente al pubblico, e la stagione balneare è tornata anche nel 2026, con controlli quotidiani legati alla qualità dell’acqua, alle condizioni meteorologiche e alla corrente. La promessa post-olimpica, insomma, ha superato la schermata dei titoli di coda.
Roma parte naturalmente da condizioni differenti e nessuno dovrebbe immaginare una semplice operazione “copia e incolla Senna.exe”. Rendere davvero balneabile una porzione del Tevere significherebbe affrontare insieme depurazione, reti fognarie, scarichi, gestione delle precipitazioni, sicurezza idraulica, correnti, accessibilità e monitoraggio microbiologico. La strategia annunciata dall’amministrazione capitolina lega infatti il futuro del fiume a un tema molto più ampio: nel 2025 l’area del servizio idrico romano ha trattato oltre 575 milioni di metri cubi di acque reflue, mentre gli interventi sulla rete dovrebbero produrre, secondo quanto dichiarato da Gualtieri, un risparmio nell’ordine dei sei miliardi di litri d’acqua nell’arco di cinque anni.
Eppure il punto più interessante va forse oltre la possibilità di infilarsi un costume e fare una bracciata davanti a Castel Sant’Angelo. Riportare il Tevere nella vita quotidiana significherebbe ricucire uno dei rapporti più strani della Roma contemporanea: una città nata grazie al proprio fiume che, per lunghi tratti, ha imparato quasi a ignorarlo. I muraglioni hanno protetto Roma dalle piene, ma hanno anche cambiato radicalmente il rapporto fisico tra le strade e l’acqua; automobile, urbanizzazione e trasformazioni sociali hanno fatto il resto. Il Tevere è rimasto nelle cartoline, nei film, nelle fotografie d’epoca e nelle passeggiate sui lungotevere, mentre la sua dimensione di spazio pubblico si è progressivamente indebolita.
Forse per questo l’idea del Tevere balneabile possiede qualcosa di irresistibilmente nerd: sembra il recupero di una feature rimossa decenni fa dal gioco originale e improvvisamente riscoperta dagli sviluppatori. Non sappiamo ancora se Roma arriverà davvero a vedere stabilimenti contemporanei, piattaforme, zone controllate e nuovi fiumaroli del XXI secolo. Parigi dimostra almeno che trasformare un fiume urbano considerato per decenni incompatibile con la balneazione non appartiene necessariamente alla fantascienza; dimostra anche quanto servano investimenti, anni di lavoro, monitoraggio e infrastrutture che nessuna fotografia spettacolare può sostituire.
E allora la domanda resta lì, sulla riva, insieme ai fantasmi cinematografici di Renato Salvatori, Maurizio Arena, Marisa Allasio e Franco Citti: voi vi tuffereste davvero nel Tevere se un giorno le analisi certificassero acqua sicura e Roma aprisse aree balneabili controllate? Raccontatecelo e continuiamo la discussione con la community di CorriereNerd.it sulla pagina Facebook di Satyrnet, nel gruppo Facebook, su Instagram, YouTube, X, Telegram e LinkedIn. Magari tra qualche anno discuteremo davvero su quale sia il miglior punto di Roma per tornare a fare il bagno nel Biondo.
L’articolo Tevere balneabile a Roma: il sogno dei fiumaroli potrebbe tornare seguendo la Senna proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.


