
Roma possiede un talento quasi irritante per nascondere luoghi straordinari dietro ingressi che abbiamo superato decine di volte senza guardarli davvero. Trastevere amplifica questa sensazione: basta allontanarsi per pochi metri dalle traiettorie più affollate e la città turistica comincia a sfaldarsi, lasciando riaffiorare quella fatta di conventi, laboratori, archivi, cortili e stanze dove la conoscenza veniva custodita insieme alle erbe essiccate. A Piazza della Scala 23, al primo piano del convento dei Carmelitani Scalzi accanto alla chiesa di Santa Maria della Scala, sopravvive uno di questi luoghi: l’Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, che Roma Capitale presenta come la più antica farmacia di Roma e d’Europa. Le sue origini vengono fatte risalire all’attività conventuale tra Cinquecento e primi Seicento, mentre l’apertura al pubblico arrivò alla fine del XVII secolo; la produzione dei preparati dei frati continuò fino al 1954. Entrarci significa affrontare una specie di dungeon storico senza mostri finali, anche se tra antidoti universali, vipere, pestilenze, alambicchi e ricette custodite dai religiosi il materiale per una campagna di Dungeons & Dragons decisamente romana sarebbe già pronto.

Perché la Spezieria di Santa Maria della Scala viene chiamata “farmacia dei Papi”?
La risposta racconta molto più della semplice notorietà di una bottega. La posizione relativamente vicina al Vaticano e soprattutto la reputazione maturata dai Carmelitani Scalzi trasformarono la spezieria in un punto di riferimento frequentato da cardinali, nobili e pontefici, al punto da farle guadagnare l’appellativo di “farmacia dei Papi”. Oggi siamo abituati a pensare alla farmacia come a un ambiente luminosissimo dove una scatola viene letta da uno scanner e una stampante produce lo scontrino; qui bisogna azzerare completamente quell’immaginario. La medicina europea dell’età moderna viveva ancora dentro un territorio nel quale botanica, osservazione empirica, tradizione classica, chimica nascente e convinzioni oggi superate convivevano quotidianamente. Uno speziale poteva manipolare sostanze provenienti da continenti lontani, consultare erbari, distillare preparati e conservare formule trasmesse da generazioni. La farmacia, insomma, era anche laboratorio, biblioteca e luogo di ricerca.
L’ambiente racconta questa storia quasi senza bisogno di didascalie. Le scaffalature lignee settecentesche circondano la sala di vendita, insieme a maioliche, recipienti, mortai, bilance, vetri e strumenti destinati alla preparazione dei medicamenti; sopra tutto corre la decorazione illusionistica del soffitto, con drappeggi dipinti e lo stemma carmelitano. La Soprintendenza Speciale di Roma descrive ancora nella spezieria recipienti contenenti ingredienti e preparati galenici originali. La sensazione, guardando queste stanze, ricorda quei set cinematografici costruiti talmente bene da far immaginare che il proprietario sia appena uscito e possa tornare da un momento all’altro. Solo che qui il set non è un set.
Chi era Fra Basilio della Concezione e perché il suo nome è così importante?
Fra Basilio è uno dei personaggi che trasformano questa storia da semplice curiosità antiquaria in qualcosa di molto più interessante. Botanico, studioso e speziale, nel Settecento contribuì a fare della farmacia anche uno spazio dedicato alla formazione, alla conoscenza delle proprietà delle piante, alla compilazione degli erbari e alla catalogazione dei medicamenti. Tra le testimonianze associate alla sua attività compare il celebre Trattato delli semplici, un erbario nel quale gli esemplari vegetali essiccati dialogano con annotazioni sulle loro caratteristiche e sui possibili impieghi.
Da persona cresciuta con una deformazione professionale verso musei, archivi e Beni Culturali, trovo questi oggetti quasi più emozionanti degli arredi monumentali. Una pianta schiacciata tra due pagine può sembrare poca cosa finché non la immagini raccolta secoli fa da qualcuno che tentava di capire perché una foglia alleviasse un dolore oppure perché una radice sembrasse funzionare meglio di un’altra. Prima dei database esistevano erbari, ricettari e memoria; prima del machine learning, per concederci una deviazione nerd abbastanza inevitabile, esistevano generazioni di esseri umani che accumulavano osservazioni, confrontavano risultati e tramandavano conoscenze con tutti i limiti scientifici della loro epoca.
Davvero nella farmacia è conservata la teriaca con carne di vipera?
Qui la storia diventa meravigliosamente strana. Tra i preparati conservati compare infatti la teriaca, erede di una tradizione farmacologica antichissima che attraversò il mondo greco-romano e continuò per secoli nella medicina europea come antidoto contro i veleni e rimedio quasi universale. La documentazione di Turismo Roma descrive quella di Santa Maria della Scala come un composto formato da 57 sostanze, tra cui carne di vipera.
Vista con gli occhi contemporanei, l’idea sembra materiale da inventario di un RPG: “carne di vipera, erbe rare, spezie, antidoto leggendario, +20 resistenza al veleno”. Sarebbe però troppo facile ridere della farmacopea del passato giudicandola esclusivamente attraverso ciò che sappiamo oggi. La teriaca racconta invece l’evoluzione lunghissima della medicina, il tentativo umano di contrastare malattie, tossine e paure combinando osservazioni plausibili, tradizioni antiche ed elementi privi dell’efficacia attribuita loro. Ed è proprio questa mescolanza di conoscenza e convinzione a renderla culturalmente affascinante.
Quali rimedi preparavano i Carmelitani Scalzi?
Tra le specialità tradizionalmente associate alla spezieria compare l’acqua pestilenziale, legata alla ricerca di protezione dalle epidemie, insieme all’acqua di melissa, utilizzata storicamente per le sue proprietà calmanti. Una testimonianza particolarmente interessante ricorda anche l’“acqua della Samaritana”, impiegata contro diversi dolori secondo la medicina dell’epoca. Nessuna macchina del tempo potrebbe spiegare meglio quanto fosse presente la paura della malattia nella quotidianità premoderna. La peste non rappresentava un capitolo sui libri di scuola ma un’esperienza possibile, improvvisa, devastante; trovare rimedi significava confrontarsi materialmente con qualcosa che poteva cancellare famiglie e quartieri.
Poi arrivano gli alambicchi. Poco distante dagli ambienti principali si conserva infatti anche la tradizione liquoristica del convento, con apparecchi destinati alla distillazione. Il confine storico fra medicinale, tonico, digestivo e liquore era decisamente più elastico del nostro, dettaglio che rende impossibile non immaginare i frati alle prese con distillatori e ricette segrete come una improbabile confraternita di alchimisti romani. La realtà, come spesso accade, era meno fantasy ma non necessariamente meno suggestiva.
Perché vale ancora la pena raccontare un luogo simile oggi?
Perché l’Antica Spezieria di Santa Maria della Scala non conserva soltanto vecchi oggetti. Conserva un modo di guardare il mondo. Medicina, botanica, fede, commercio internazionale, storia di Roma e vita quotidiana finiscono nello stesso spazio, insieme ai nomi dei personaggi illustri che passarono da quelle stanze. Durante la Repubblica Romana del 1849 la struttura ebbe persino funzione ospedaliera e qui morì il patriota Luciano Manara, ferito negli scontri contro le truppe francesi. Quattro secoli di storia sembrano comprimersi tra mobili, vetri e ricette.
Forse il vero incantesimo della Spezieria di Santa Maria della Scala a Trastevere sta proprio in questa continuità. Roma viene spesso raccontata attraverso imperatori, basiliche, papi e grandi monumenti, mentre luoghi simili mostrano qualcosa di più intimo: persone che studiavano, sbagliavano, sperimentavano, raccoglievano piante, annotavano formule e provavano testardamente a curare altre persone con gli strumenti disponibili nella loro epoca. Ogni volta che mi capita di scoprire stanze così penso a quante ne attraversiamo inconsapevolmente, magari inseguendo Google Maps verso un aperitivo a cento metri di distanza.
E adesso sono curiosa: conoscevate questa farmacia nascosta di Roma? Avete mai visitato una spezieria storica, un laboratorio alchemico o uno di quei luoghi capaci di sembrare immediatamente il set di una storia fantasy? Raccontateci ricordi, fotografie, leggende e piccole scoperte romane sui canali della community di CorriereNerd.it: ci trovate su Facebook, nel gruppo Facebook, su Instagram, YouTube, X, Telegram, LinkedIn e Threads. corrierenerd per chatgpt Perché magari la prossima porta apparentemente anonima di Roma nasconde una storia ancora più assurda, e sarebbe un peccato passarle davanti guardando soltanto lo smartphone.
L’articolo La Secolare Spezieria di S. Maria della Scala: la “farmacia dei Papi” nascosta nella Roma più misteriosa proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.


